Guastuglia, la Gubbio romana sommersa
Federico Fioravanti
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  • Fuori dalle mura medievali di Gubbio, nella zona residenziale in pianura, sono stati trovati i resti dell’antica città romana, abitata per più di 400 anni dalla fine del I secolo a.C.
  • Dopo le ripetute invasioni dei Visigoti quel che rimase della Gubbio romana fu chiamata “Guastuglia” (dal latino volgare “vastulia“) per indicare un‘area vasta e spopolata
  • Le pietre abbandonate dopo i ripetuti saccheggi, servirono a ricostruire la Gubbio medievale nella parte alta della città
  • Grazie a una lunga serie di scavi sono riemersi un’area sacra, una domus, ponti, strade, terme, cisterne e preziosi mosaici

La Gubbio romana sommersa

Guastuglia. È lo strano nome della Gubbio romana. Città sommersa e, per tanti versi, ancora misteriosa. Edificata in pianura, ai limiti dell’antico insediamento degli Umbri, dalla riva destra del fiume Camignano fino alla fertile valle che si stende sotto il monte Ingino. Abitata per più di quattrocento anni, a partire dalla fine del I secolo avanti Cristo.

Chiamata così, soltanto a partire dall’Alto Medioevo: una deformazione dialettale della parola vastulia, un termine che in latino volgare serviva a indicare un’area vasta, incolta e spopolata. Disseminata di rovine. Proprio come doveva apparire Gubbio al tempo delle cosiddette invasioni barbariche. 

La città, nei primi anni del V secolo, fu devastata dai Visigoti. Narsete, generale di Giustiniano, nel 552 constatò la completa rovina del centro abitato e ne attribuì la causa alla eccessiva esposizione in pianura: una mancanza di difese naturali che esponeva il centro abitato agli assalti dei nemici. 

Così, nella “Cronica della città d’Ugubbio”, scritta nel XVI secolo, fra Girolamo Maria da Venetia descrisse una città «del tutto depredata e quasi dalli fondamenti riversata o rovinata, per modo che li nobili e cittadini, essendo stati per la maggior parte occisi, e li restati fuori d’Italia fuggiti, li poveri plebei rimasti nelle caverne e monti ad habitare si ridussero». 

Il legame speciale con Roma

Le pietre abbandonate, fatte rotolare dai terremoti, sbrecciate dal tempo e dai ripetuti saccheggi, servirono a ricostruire, nei secoli successivi, l’alta e severa Gubbio medievale: una maestosa città di pietra che oggi ammalia il viaggiatore e appare simile a una scenografica quinta teatrale dietro i resti del grande Teatro Romano, edificato alla fine del periodo repubblicano, tra il 55 ed il 27 a.C.

Non solo un monumento. Ma il simbolo stesso di un legame speciale. Iguvium fu il primo centro umbro ad allearsi con Roma, alla quale, come ricordava Cicerone, era «congiunta con giustissimo e santissimo patto». 

La città, rimasta neutrale nella guerra tra Roma e i Sanniti conclusa nel 295 a.c. con la battaglia del Sentino, per lungo tempo, nei secoli successivi, non ebbe più bisogno di mura di difesa: la pax romana garantiva i federati. Silio Italico annoverava gli eugubini fra gli alleati più fedeli della città eterna durante le sanguinose vicende che opposero Roma ad Annibale. L’alleanza permise alla città umbra di avere una zecca e anche di battere una propria moneta: l’ikuvins

Nell’anno 89 a.C. Iguvium ottenne la cittadinanza, fu eretta a municipíum e iscritta alla tribù Clustumina. Fu anche scelta per tenere prigioniero, fino alla morte, Genzio, l’ultimo re degli Illiri. E parteggiò per Giulio Cesare nella guerra civile contro Pompeo. 

La Guastuglia riemersa

Queste e molte altre vicende nasconde ancora la Guastuglia, sepolta da almeno quindici secoli sotto i moderni quartieri residenziali, cresciuti dopo l’espansione edilizia dell’ultimo dopoguerra. Una lunga serie di scavi, coordinati dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Umbria, ha fatto emergere i contorni di un articolato quartiere residenziale di almeno 25 ettari, circondato da un anello quasi ininterrotto di necropoli. 

La Gubbio romana era tagliata in due da un’ampia strada basolata che portava al grande teatro, uno dei più capienti della sua epoca.

È riemersa un’area sacra, con un tempio destinato al culto di una divinità femminile. Ma anche domus, ponti, strade e preziosi mosaici. Insieme a terme, cisterne, iscrizioni e i resti di grandi edifici pubblici. 

Testimonianze preziose, che si aggiungono agli itinerari conosciuti: l’imponente Teatro Romano, l’Antiquarium, il Mausoleo di Pomponio Grecino, le tre antichissime porte, Trebulana, Tessenaca, Veia, ricordate a più riprese nelle Tavole Iguvine, il Muro del Vallo, la raccolta archeologica del Museo Civico allestita nel palazzo dei Consoli e i sarcofagi conservati nel Museo Diocesano. 

Tra le domus, la più significativa è quella cosiddetta Del banchetto, scavata intorno al 1970 e restaurata nel corso degli ultimi decenni. Del grande edificio, sono state esplorate soltanto sei stanze, caratterizzate da eleganti decorazioni pavimentali in opus signinum e a mosaico.

Di particolare  eleganza un pavimento figurato del IV sec. d.C. realizzato con tessere bianche, nere e rosse. Al centro dell’opera emergono due figure femminili semisdraiate, l’una vestita e l’altra coperta soltanto da un mantello: una Venere marina porge a un Bacco nudo una coppa sulla quale la divinità è pronta a versare il vino. Sullo sfondo, spunta un altro personaggio, forse un cacciatore, munito di arco e faretra. 

Una iconografia insolita, di solito presente in spazi legati all’acqua, come in un mosaico trovato a Ostia. Quasi una nostalgia del mare tra i monti dell’Appennino. Frutto dei desideri di una committenza colta e, di certo, ricchissima. La stessa che nella prima età imperiale volle a Iguvium una straordinaria scultura: una testa di Agrippa, ritrovata da uno studente nel 1975 vicino a una scarpata. 

Spartaco Capannelli, architetto della Soprintendenza, ha curato di recente un ambizioso progetto di riqualificazione dell’intera area archeologica: una cerniera in grado di unire la zona del Teatro Romano e dell’Antiquarium con l’altra parte della città sommersa.

Nel cuore della Guastuglia è già stata inaugurata una nuova strada di accesso, insieme a un impianto di illuminazione, un’area verde e un parcheggio. Una rete di percorsi riservata ai visitatori potrà valorizzare tutto il quartiere imperiale.

Un primo, importante passo verso la realizzazione del Parco Archeologico capace di svelare, attraverso nuovi scavi, la storia della Gubbio Romana.

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