Il fascino antico di Mevania, la Bevagna romana
Cristina Vadalà
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Scheda realizzata da Sistema Museo, la società cooperativa che dal 1990 fornisce servizi per la gestione e la valorizzazione dei beni culturali

«E se non mi credi, vai a Bevagna e mettiti in piazza. Udrai da porta a porta, da finestra a finestra, da cantonata a cantonata, e dal forno alla fontana, dal lavatoio alla cucina, dalla stalla al frantoio, Temistocle chiamare Cassandra, ed Elettra Agamennone, ed Ecuba Astianatte, e Tiresia Antigone. E un giorno che andai a Bevagna col Dottor Mattoli, medico di Giolitti, e con Ciro Trabalza, che era di Bevagna, e naturalmente si chiamava Ciro, trovammo tutto il paese a rumore perché avevano arrestato Anassagora per un furto di polli. Quando attraversò la piazza ammanettato fra i carabinieri, Anassagora salutava i parenti e gli amici chiamandoli per nome: «O Coriolano … Aristotele! o Sofocle! » e una donna gli si avvicinò, gli infilò sotto il braccio un fiasco di vino. La donna era la moglie di Anassagora, e si chiamava Clitennestra». Curzio Malaparte, Maledetti Toscani – 1956

Curzio Malaparte descrive in queste pagine dedicate a Bevagna l’usanza di rifarsi alla classicità nella scelta dei nomi di battesimo, alcuni davvero inusuali. Abitudine rimasta ancora in voga, basta scorrere l’elenco dei nomi delle famiglie di Bevagna.

D’altronde Bevagna è città con radici che affondano nella classicità e nell’antichità, in tutto e per tutto. La visita è d’obbligo, per scoprirne le testimonianze storiche, artistiche e architettoniche, oltre che le usanze e i prodotti tipici, tutte eccellenze che la rendono una perla unica dell’Umbria.

I segni del tempo incisi sulle pietre raccontano dell’antica Mevania,«colei che sta nel mezzo». La città è infatti al centro di un “sistema” di vie d’acqua e di terra, tra santuari grandi e piccoli, che ne fanno il perno anche commerciale dell’intera Valle.

La storia di Mevania

Le prime notizie storiche su Mevania coincidono con la conquista romana dell’Umbria, anche se esistono tracce di insediamenti fin dall’età del ferro. Fiorente centro commerciale in epoca romana, attraversata dalla via Flaminia e sede di un importante porto fluviale, alla confluenza tra il Clitunno e il Timia, fu cantata da Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, Virgilio, Giovenale e tanti altri fino ai viaggiatori del Grand Tour.

L’antica Mevania è ricordata per la prima volta in occasione di uno scontro tra Umbri e Romani nel 308 a.C. I ritrovamenti archeologici attestano, però, un insediamento locale già dal VII secolo a.C.

Dopo la conquista romana dell’Umbria, agli inizi del III secolo a.C. Mevania fu alleata di Roma. Dopo il 90 a.C. ottenne la cittadinanza romana ed ebbe le strutture amministrative di un municipio. Fiorì soprattutto nella prima età imperiale, fra il I e il II secolo d.C., ma decadde nel tardo impero, quando fu preferito il percorso alternativo della Flaminia attraverso Terni e Spoleto.

L’ambiente con pavimento a mosaico del II secolo d.C. è ciò che rimane delle antiche terme pubbliche di Bevagna. L’ambiente principale che contiene il grande mosaico con animali marini è da identificare con il frigidarium, luogo destinato al bagno freddo. Il pavimento a mosaico, realizzato con tessere bianche e nere, presenta raffigurazioni desunte dal repertorio mitologico e dal mondo marino.

L’imponente cinta muraria di Bevagna è conservata quasi per l’intero perimetro: ricca di torri e bastioni, è interrotta da porte medievali o da aperture più recenti. I frammenti di lastricato ritrovati su corso Matteotti dimostrano che il percorso originale della Via Flaminia coincideva con l’odierno asse viario che attraversa il borgo.

Il centro storico

Il cuore del centro storico è senza dubbio Piazza Filippo Silvestri, dalla forma irregolare e rara, di una bellezza straordinaria, grazie all’inconsueta armonia e splendore che la contraddistingue. E’ una delle piazze più belle e scenografiche di tutta la regione e d’Italia, su di essa si stagliano il duecentesco Palazzo dei Consoli, le due chiese romaniche di San Michele Arcangelo e San Silvestro; a lato della piazza si erge la chiesa di San Domenico. La chiesa di San Silvestro è una delle più alte testimonianze dell’architettura religiosa umbra e compendio di tutte le caratteristiche dello stile romanico del luogo: un vero gioiello architettonico costruita sul progetto di Maestro Binello nel 1195.

La Chiesa mostra una facciata incompleta, che doveva probabilmente essere composta da due ordini sovrapposti ed essere coronata da un campanile. L’interno della chiesa, semplice e severo, ma al contempo monumentale, è a tre navate erette su colonne cilindriche.

Risalente al Duecento, il palazzo dei Consoli, in stile gotico, presenta una loggia al pianterreno coperta da volta a crociera, due ordini di bifore e un’ampia scalinata che conduce all’odierno Teatro Torti.

Fu realizzato nel 1886 su progetto dell’architetto Antonio Martini, e intitolato al letterato Francesco Torti. È uno dei teatri più piccoli dell’Umbria, solamente 251 posti a sedere, ma è finemente decorato e contiene interessanti pitture ottocentesche. Il teatro ha una pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi ed una loggia; i parapetti sono costituiti da colonnine in ghisa. Il plafone è opera di Mariano Piervittori e rappresenta le Muse che danzano. Il sipario originale è stato dipinto da Domenico Bruschi con Properzio che addita al Torti la sua patria nel 1886; in occasione del restauro del 1994 è stato realizzato un altro sipario dal pittore bevanate Luigi Frappi.

Il Museo Civico

Altro gioiello della città è Il Museo Civico, ospitato nel settecentesco palazzo appartenuto alla famiglia Lepri, già sede comunale. E’ costituito da una sezione archeologica e dalla pinacoteca, inoltre fanno parte del percorso di visita all’interno del Palazzo la Sala Consiliare affrescata da Mariano Piervittori, l’archivio storico e l’archivio notarile, le sale al terzo piano dedicate a personaggi illustri. Tra le opere esposte in Pinacoteca, provenienti per lo più da chiese cittadine e del territorio, di notevole pregio sono l’Adorazione dei Magi di Corrado Giaquinto, la Madonna col Bambino di Dono Doni, la Cassa del Beato Giacomo e la Madonna di Costantinopoli di Ascensidonio Spacca detto il Fantino, l’Immacolata

Concezione (oggetto di un recente e prezioso intervento di restauro), il San Giuseppe e il Sant’Antonio da Padova e la Testa di Santo di Andrea Camassei. La sezione archeologica comprende reperti dall’età arcaica a quella imperiale che integrano la cospicua collezione archeologica, raccolta a partire dal 1787 dall’abate Fabio Alberti, murata lungo le scale del palazzo, a documentare l’importanza dell’antico municipio romano.

Il Mercato delle Gaite

Ogni momento è quello giusto per visitare Bevagna. C’è un momento particolare dell’anno però che la città è ancora più bella, completamente immersa nelle atmosfere medievali. È in occasione del Mercato delle Gaite, una delle più importanti rievocazioni storiche d’Italia, che mira a ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di Bevagna nel periodo compreso tra il 1250 e 1350.

La manifestazione trae spunto dalle informazioni conservate negli Statuti comunali giunti fino a oggi nella redazione del XVI secolo. Si svolge nel mese di giugno e vive il suo momento più significativo nei giorni del Mercato, che si sviluppa all’interno dei quattro quartieri o gaite in cui è divisa la città di Bevagna (dal longobardo watha, ovvero “guardia”, deriva la denominazione di “guaita o gaita“).

A completamento del Mercato è stata concepita la realizzazione di alcuni mestieri medievali, proposti secondo le antiche tecniche di lavorazione e di produzione, come la Cartiera, la Cereria, il Setificio, il Dipintore, solo per fare alcuni esempi.

Sempre dagli statuti si ricavano preziose notizie circa l’economia cittadina, le modalità e le tecniche di produzione dei principali prodotti locali, il funzionamento dei forni, dei mulini, l’organizzazione di alcune botteghe, le modalità di vendita di determinate merci.

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