MUSEO NAZIONALE
DEL DUCATO

DI SPOLETO 

la Rocca Albornoz custodisce 11 secoli di storia

il tesoro dei longobardi

le diverse fasi storiche del Ducato, dal 300 al 1400 d.C

Prima di entrare

Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto si trova dal 2007 all’interno della Rocca Albornoz. L’imponente fortezza fu fatta costruire sul Colle di Sant’Elia dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz su ordine di Papa Innocenzo VI che voleva rafforzare il potere militare della Chiesa nell’Italia centrale per poter tornare a governare a Roma e abbandonare definitivamente la sede pontificia di Avignone, in Francia. 

Matteo di Giovannello di Gubbio (detto il Gattapone) si occupò materialmente della costruzione della Rocca, completata nel 1380, tre anni dopo il ritorno definitivo nella sede di Roma del Papa Gregorio XI. 

Disposte nei due piani della Rocca quindici sale ospitano i reperti del museo che testimoniano le varie fasi storiche nel territorio del Ducato di Spoleto dal 300 al 1400 d.C.La sezione con i monumenti più antichi è al piano terra, dove un tempo si trovavano le residenze dei funzionari, degli amministratori e i depositi di farine e grano. 

La collezione più interessante del museo è quella dedicata ai corredi funerari dei Longobardi. Nella museo puoi ammirare i resti di undici delle 165 tombe provenienti dalla necropoli di Nocera Umbra scoperta nel 1897. In particolare le due teche della Sala V contengono i corredi funerari appartenenti alla classe dominante della prima generazione di Longobardi che si insediarono in Italia a partire dal 576 d.C, integrandosi sempre più nei due secoli successivi.

La vicinanza col mondo bizantino è testimoniata da alcune monetine romane e cinture multiple da cui pendevano strisce di cuoio o pelle, così come dalle armille, dei bracciali ad anello. 

Nelle due teche potrai osservare anche pettini, collane di pasta vitrea, fibbie, borchie in bronzo dorato e delle crocette d’oro apparentemente intatte che probabilmente venivano cucite sul sudario o su un velo funebre e posizionate all’altezza del petto o del viso del defunto. Tra i pezzi più interessanti ci sono le fibule utilizzate per chiudere gli abiti, probabilmente delle gonne “a portafoglio”, oppure per fissare un mantello. 

I corredi funerari maschili invece avevano elementi legati profondamente al mondo guerriero, Gli uomini venivano sepolti con armi come la Spatha, una spada a doppio taglio, oppure lo Scramasax, un tipo di pugnale con un solo margine tagliente. Erano presenti anche elementi come il morso del cavallo che mostrano l’importanza di questo animale per i Longobardi.

Il Museo nazionale del Ducato di Spoleto mostra anche una serie di sarcofagi risalenti al IV e V secolo d.C che testimoniano il passaggio tra la fine dell’Impero romano e l’inizio della tardo antichità. Questi sarcofagi venivano realizzati in diversi materiali, pietra calcarea, terracotta e marmo, in base alla ricchezza del committente.

Il reperto più affascinante è il sarcofago di Ponzia, commissionato da un ricco romano per ricordare la moglie ventenne morta dopo essere stata travolta da un carro sulla via Flaminia.mentre si recava a Treviri, in Germania. Ai lati le figure in bassorilievo del sarcofago rappresentano probabilmente due muse mentre la figura mancante centrale è una immagine di Cristo mentre sorregge il libro della legge. Sono rimaste intatte due iscrizioni che contengono l’ode con cui il marito loda la bellezza, l’onesta e l’integrità della moglie. 

Un altro sarcofago in marmo, questa volta del V secolo d.C, mostra ai lati due figure identiche, quella del buon pastore mentre tiene sulle sue spalle una pecora. In mezzo c’è la rappresentazione di una persona orante, ovvero mente prega. Entrambe le figure sono di origine pagana. Con l’avvento del cristianesimo questi personaggi assumono un nuovo significato: il buon pastore diventa la rappresentazione di Cristo, mentre l’orante simboleggia la salvezza del defunto. Non a caso in testa ha un velo che rappresenta il passaggio dell’anima nell’aldilà. In basso a sinistra c’è un foro abbastanza grande perché probabilmente il sarcofago è stato riutilizzato nei secoli come vasca da bagno o fioriera. 

 Le lucerne in terracotta che puoi ammirare nella teca delle prima sala sono di due tipi: quelle di colore più chiaro provenivano da botteghe del Nord Africa, mentre quelle più scure sono state realizzate da artigiani locali copiano la tecnica africana. Non tutte le lucerne venivano usate come corredi funerari, gli esemplari del VI-VIII secolo servivano per illuminare gli spazi.

 Nella seconda sala troviamo una prova della presenza forte del cristianesimo a Spoleto nella seconda metà del V secolo d.C. Si tratta di una epigrafe funeraria del vescovo Spes, autore di carmi sepolcrali ed evangelizzatore della chiesa spoletina, che si trovava nella chiesa dei SS. Apostoli, oggi perduta. 

 Nella terza sala invece puoi ammirare sei frammenti di un tappeto in marmo e pietra proveniente dal monastero di San Marco a Spoleto, con dei mosaici che risalgono alla prima metà del VI secolo d.C.

 Il resto del museo mostra altri reperti che testimoniano come nei secoli successivi diversi materiali di origine romana siano stati riutilizzati per creare nuove opere. Per esempio il sarcofago di Sant’Isacco in pietra calcarea del XII secolo.

Lo sapevi che

Dal 1499 al 1502 la Rocca Albornoz è stata la residenza di Lucrezia Borgia quando ricoprì la carica di duchessa di Spoleto e Foligno. Proprio a Spoleto partorì il suo secondo figlio che chiamò Rodrigo come il nonno, Papa Alessandro VI. In quei tre anni di governo Lucrezia Borgia istituì un corpo di marescialli per garantire l’ordine pubblico in città e con la sua abilità diplomatica riuscì a stringere una pace con Terni, all’epoca acerrima rivale di Spoleto. 

 Alcuni Papi decisero di risiedere nella Rocca di Albornoz per brevi periodi. Come Bonifacio IX che nel 1392 si fermò una notte concedendo l’indulto agli spoletini che si erano schierati con l’antipapa. Mentre il pontefice Niccolò V si rinchiuse nel 1449 in una delle torri della Rocca per non essere raggiunto dall’epidemia di peste che aveva colpito Roma. 

 In quei mesi del 1449 Niccolò V commissionò allo scultore e architetto Bernardo Rossellino la costruzione dell’imponente doppio loggiato in cotto e il pozzo centrale in stile rinascimentale, che non a caso ha lo stemma di Niccolò V. Entrambe le opere si possono ammirare nel cortile d’onore della Rocca.

 Prima di entrare al Museo fermati un secondo nel fòrnice, l’enorme entrata a forma di forno che collegava il cortile delle armi al cortile d’onore. Lì troverai sei affreschi del 1578 che raffigurano alcune città dello Stato della Chiesa. Finora ne sono state riconosciute solo cinque Spoleto, Perugia, Orvieto, Ripatransone e Porto d’Anzio. La sesta rimane un mistero. Lo risolverai tu?

 Questa decorazione è stata commissionata da Papa Gregorio XIII, il pontefice che istituì il calendario che usiamo ancora oggi. Nella volta dell’entrata puoi vedere il suo stemma con il drago in sfondo rosso. Ai lati dell’affresco noterai anche alcune tracce di fiori che fanno parte della decorazione precedente risalente al 1300 e dei buchi su sfondo bianco: sono i segni delle martellature per far aderire il nuovo affresco. 

 Dal 1817 al 1982 la Rocca di Albornoz è stato un carcere speciale di massima sicurezza capace di detenere in media 500 persone, arrivando addirittura a 900 nel 1892. Nel 1944 venti partigiani slavi e italiani riuscirono a evadere dal carcere della Rocca; venti anni dopo ci provò anche Graziano “Gratzianeddu” Mesina, il più famoso esponente del banditismo sardo del dopoguerra, ma fu scoperto in tempo dalle guardie. Negli anni 70 e 80 nella Rocca sono stati detenuti i terroristi delle Brigate rosse e dei Nuclei Armati Proletari.

 Anche se oggi non è più un carcere, nella serie tv “Don Matteo” le scene in cui il protagonista Terence Hill ascolta le confessioni dei criminali in stato di fermo sono girate alla Rocca Albornoz. 

 Nella Torre Maestra della Rocca è ancora visitabile la Camera Pinta, la stanza dipinta dove alloggiava il castellano, il capo delle truppe pontificie a Spoleto, o il governatore che amministrava la giustizia nella città (spesso le due cariche erano ricoperte dalla stessa persona). In origine la stanza era divisa in due parti, una dedicata al riposo, l’altra al lavoro. 

 Lungo le pareti sulla destra potrete ammirare un affresco che sintetizza in poche scene la trama di un poema poco conosciuto di Giovanni Boccaccio: la Teseide. Scritto nel 1340, racconta la storia di due amici tebani, Arcita e Palemone, innamorati della stessa donna: Emilia, sorella della regina delle Amazzoni Ippolita.

 L’affresco fu commissionato dal cavaliere napoletano Marino Tomacelli, parente del Papa Bonifacio IX e castellano della Rocca per 24 anni a partire dal 1392. Questo ciclo pittorico è stato realizzato da più autori probabilmente appartenenti al gruppo di allievi del Maestro della Dormitio di Terni.

 Sulla sinistra invece gli affreschi raccontano la storia di due innamorati colpiti dalle frecce di Cupido. Purtroppo alcune parti del muro furono eliminate per costruire una finestra e per questo motivo non possiamo ricostruire tutti gli eventi dell’affresco. Sono rimasti intatti però gli affreschi nei pennacchi al centro della stanza che mostrano l’innamorata mentre lancia al suo amato una melagrano, simbolo di fertilità. 

 La Rocca Albornoz è stata inserita nel videogioco “The Umbrian Chronicles” in cui la protagonista, la critica d’arte Ponzia, incontra personaggi storici del territorio spoletino, visitando musei e scoprendo racconti locali 

Dettaglio veste longobarda. Museo Nazionale del Ducato di Spoleto

il tour del Museo Nazionale
del Ducato di Spoleto

Spoleto, la città e la Rocca

Duomo di Spoleto
Rocca Albornoz, Cortile d'Onore di notte (Spoleto)
Sala Luigi Antonini, Rocca Albornoz, Spoleto
Spoleto città
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, sarcofago
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, lapide funeraria con iscrizione latina
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto - dettaglio
Dettaglio del loggiato del Cortile d'Onore della Rocca Albornoz (Spoleto)
Visione della Rocca Albornoz, Spoleto
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, sarcofago del buon pastore
Rocca Albornoz pozzo nel Cortile d'Onore
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, prima sala
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, Rocca Albornoz, Dettaglio affresco
Spoleto panorama dalla Rocca
Fornice affrescato nel cortile d'Onore della Rocca Albornoz (Spoleto)
Vista panorama dalla Rocca Albornoz
Rocca Albornoz di Spoleto, scala
Rocca Albornoz. Spoleto
Cortile d'Onore, Rocca Albornoz di Spoleto
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto - mosaici
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto - Dettagli vesti longobarde
Spoleto, vista di Monteluco, del Ponte delle Torri e del Fortilizio dei Mulini
Affresco raffigurante un monaco all'interno della Rocca Albornoz
Rocca Albornoz Sala d'Onore
Rocca Albornoz, Spoleto
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, sarcofago con iscrizione in porpora
Museo Nazionale Ducato di Spoleto, dettaglio di mosaico
Museo Nazionale del Ducato di Spoleto - gioielli longobardi
Ponte delle Torri, Spoleto

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