Velzna, l’Orvieto etrusca distrutta da Roma
Giuseppe M. Della Fina
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  • Gli Etruschi si insediarono all’inizio del I millennio a.C. nella odierna Orvieto, chiamandola Velzna
  • Verso la fine del IV secolo a.C. Velzna riuscì a creare una coalizione con altri popoli dell’Italia antica: Umbri, Sanniti e Celti
  • Dopo aver ripetutamente perso contro i romani, gli aristocratici di Velzna chiesero proprio a Roma un aiuto per sedare una rivolta interna
  • I romani, guidati dal console Marco Fulvio Flacco, non si limitarono a riportare gli aristocratici di Velzna al potere, ma saccheggiarono la città e trasferirono gli abitanti superstiti in un luogo meno difendibile: sulle alture che guardano il lago di Bolsena
  • A causa delle invasioni barbariche, i discendenti dei superstiti tornarono ad abitare sulla rupe chiamandola Ourbibentos, dal latino Urbs Vetus, la città vecchia. 

La nascita di Velzna

La storia di Orvieto (Velzna) occupa gran parte del I millennio a.C. e di conseguenza l’intero arco cronologico della civiltà degli Etruschi. Essi, infatti, scelsero d’insediarsi sul pianoro orvietano all’inizio del I millennio a.C. 

I primi secoli non furono luminosi: a Orvieto abbiamo una fase villanoviana (IX – VIII secolo a.C.) e una successiva epoca orientalizzante (730 – 580 a.C.) non all’altezza degli altri centri maggiori dell’Etruria seppure ricerche, portate avanti negli ultimi anni, abbiano suggerito correttamente una vivacità maggiore rispetto a quello che si riteneva. 

Soltanto verso la fine dell’età orientalizzante, Orvieto iniziò ad assumere una posizione di rilievo nel quadro regionale e la crescita successiva fu costante e in grado di superare rapidamente il divario esistente. 

La documentazione archeologica suggerisce la presenza di una società aperta e dinamica in grado d’integrare e valorizzare persone di altre etnìe e culture. Indica anche le basi economiche del benessere raggiunto assicurato da un’agricoltura sviluppata e un artigianato fiorente che riuscì a raggiungere con i propri prodotti il mondo umbro, sannita e celta. 

Nei decenni finali del VI secolo a.C., inoltre, Orvieto (Velzna) venne avvantaggiata dall’azione politica di Porsenna. I legami tra il personaggio più noto della storia etrusca e la città è suggerito da un passo della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (II, 140), dove l’erudito romano lo ricorda come re anche di Orvieto. 

Il brano è stato valorizzato da Giovanni Colonna: a giudizio dell’illustre studioso infatti Porsenna avrebbe avuto un’origine italica e, più precisamente, umbra. I suoi antenati sarebbero giunti a Velzna, che presentava una società più aperta – se si vuole ancora in formazione – rispetto ad altre poleis etrusche, e qui si sarebbero inseriti nella comunità locale etruscizzando il proprio nome originario probabilmente l’umbro Purzie

Porsenna si sarebbe quindi trasferito a Chiusi, dove sarebbe riuscito a prendere il potere facendo affidamento su homines novi non appartenenti all’aristocrazia tradizionale. I legami con la città di partenza non si sarebbero però interrotti e, grazie a essi, avrebbe avuto la possibilità di conquistare il governo anche a Velzna e di governare quindi su un territorio ampio che andava ben oltre quello di una singola città-stato. 

L’ascesa di Velzna

Durante il V secolo a.C., il benessere di Velzna non venne meno, anzi il suo prestigio aumentò all’interno della lega etrusca. La situazione non mutò durante il IV secolo a.C.: nei decenni finali fu proprio Velzna – insieme ad altre città etrusche dell’interno come Perugia – ad assumere la leadership dell’Etruria.  Le classi dirigenti locali, sul piano politico e militare, riuscirono a creare una coalizione con altri popoli dell’Italia antica: Umbri, Sanniti e Celti. 

Lo scontro avvenne a Sentino, vicino a Sassoferrato nelle Marche, nel 295 a.C.: gli Etruschi e i loro alleati vennero sconfitti e i vincitori lanciarono campagne militari contro singole città come Roselle che venne conquistata nel 294 a.C.; ad altre venne imposto il pagamento di pesanti tributi. 

Un nuovo scontro si ebbe poco più tardi nei pressi del lago Vadimone, tra Orte e Bomarzo, e anch’esso si risolse a favore di Roma (283 a.C.); solo tre anni dopo abbiamo notizia di un trionfo del console Tiberio Coruncario sui Vulcenti e sugli abitanti di Velzna. 

La caduta di Velzna

Quest’ultima sconfitta ebbe ripercussioni serie all’interno della città posta sopra la rupe: l’aristocrazia locale, delegittimata dalle ripetute sconfitte, venne allontanata dal potere. Non si dette, comunque, per vinta e nel 265 a.C. arrivò a chiedere l’intervento di Roma per reprimere la rivolta e tornare all’antico regime seppure sotto il controllo romano. 

La richiesta venne accolta, entrambe le parti pensavano a un intervento rapido, ma la situazione inaspettatamente si complicò: gli abitanti di Velzna riuscirono a organizzare una strenua difesa. Durante l’assedio venne ucciso addirittura il console romano che guidava l’operazione militare e allora tutto precipitò (Zonara, 8, 7, 4-8). 

I romani, guidati dal console Marco Fulvio Flacco, non si limitarono a riportare gli aristocratici al potere, ma vollero la loro vendetta: presa la città per fame, la saccheggiarono e trasferirono gli abitanti superstiti in un luogo meno difendibile: sulle alture che guardano il lago di Bolsena dove fecero sviluppare la nuova Velzna. Era il 264 a.C., l’anno in cui ebbe inizio la prima guerra punica.

La cancellazione della memoria dell’antica città comunque non riuscì, quando, al crollo dell’impero romano e in seguito alle invasioni barbariche, molte persone scelsero di tornare ad abitare sulla rupe non seppero trovare altro nome che Ourbibentos, Urbs Vetus, la città vecchia. 

C’è da dire che l’abbandono della rupe non fu totale e che, almeno qualche decennio più tardi rispetto alla distruzione, la vita riprese: lo testimoniano singoli ritrovamenti, alcune infrastrutture riportate alla luce nel territorio prossimo alla città e le indagini recenti e meno recenti nell’area di Campo della Fiera, dove va localizzato il Fanum Voltumnae

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