Il culto della Dea Cupra
Augusto Ancillotti
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  • Il museo archeologico di Colfiorito conserva rare testimonianze della società umbra provenienti dagli scavi di 250 tombe preromane
  • Tra questi reperti ci sono quattro lamine bronzee del IV secolo a.C. che riportano la stessa dedica in lingua umbra safina alla Dea Cupra
  • La Dea Cupra era per i Paleoumbri la Grande madre della vita  e della Natura

In un luogo magico, su un altipiano nato dal prosciugamento di un lago appenninico, lungo un antichissimo percorso legato al transito delle genti italiche fra le valli dell’Adriatico e la valle centrale umbra collegata al Tevere, si è scoperto un abitato umbro dell’età del Ferro (X-VII sec.a.C.) sepolto sotto edifici di età romana.

Nei pressi sorgeva anche un santuario preromano dedicato alla dea italica Cupra, la Grande Madre protettrice.

Il museo archeologico di Colfiorito conserva quattro lamine bronzee del IV secolo a.C. applicate su degli oggetti celebrativi (quelle ricurve dovevano stare sul bordo di giare), in quanto portano la stessa dedica in lingua umbra safina: Cupras matres plestinas sacru esu, ovvero «Sono consacrato alla Cupra Madre plestina».

Il nome Cupra in paleoumbro significava “buona”, ed era questo l’epiteto con cui ci si riferiva alla Grande Madre della vita e della natura. Un appellativo che usavano anche gli Umbri di Gubbio, che la chiamavano Vesona, cioè “buona” in safino, esattamente come poi i Romani l’avrebbero invocata come Bona dea in latino. 

Il culto della dea Cupra è un culto popolare, antichissimo e per ciò stesso espressione dell’ambiente agropastorale preurbano; un culto che si caratterizza come paleoumbro anche per le caratteristiche antropomorfe con cui rappresenta il divino. 

Il prezioso museo archeologico di Colfiorito conserva anche rare testimonianze della società umbra, legate ai reperti provenienti dagli scavi di 250 tombe preromane a inumazione.

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